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L’impotenza appresa: riconoscerla per rimettersi in cammino

L’impotenza appresa si potrebbe sintetizzare come la tendenza a rinunciare a qualcosa che vorremmo ottenere, senza nemmeno provarci. La paura di fallire o di essere sottoposti a giudizi, unitamente all’idea che sarà comunque impossibile riuscire nel nostro intento ci porta ad abbandonare progetti e a privarci della possibilità di raggiungere obiettivi che potrebbero migliorare la qualità della nostra vita.

Lo psicologo americano Martin Seligman, nei primi anni settanta ha condotto un esperimento coinvolgendo un gruppo di studenti. Il gruppo è stato chiuso in una stanza e sottoposto a un rumore continuo estremamente fastidioso. Gli studenti avevano a disposizione delle manopole che, tuttavia, giravano a vuoto senza produrre alcuna diminuzione del rumore. Successivamente lo stesso gruppo è stato condotto in un’altra stanza simile alla precedente, con lo stesso fastidioso stimolo sonoro e le stesse manopole. In questo caso però le manopole avrebbero potuto generare un’alterazione del rumore sino ad interromperlo, ma gli studenti avevano ormai appreso di non poter esercitare alcun controllo sulla situazione e molti di essi non provarono nemmeno a girare le manopole.

Oltre all’impotenza appresa, si può verificare anche un’altra forma di impotenza, quella vicaria. Quest’ultima avviene quando assistiamo al fallimento di qualcun’altro. Attraverso la sua esperienza apprendiamo che quella determinata situazione non è controllabile e affrontabile. In buona sostanza, impariamo a fallire attraverso i fallimenti altrui.

L’impotenza appresa nasce da esperienze negative che abbiamo sperimentato nel corso della nostra vita e che ci hanno “insegnato” che una determinata cosa noi non la possiamo fare. Per questa ragione evitiamo di metterci in gioco e accettiamo di subire passivamente una o più situazioni che sentiamo non essere buone per noi. Impieghiamo le nostre risorse nel resistere alla situazione che percepiamo come inevitabile, piuttosto che attivarci per trovare soluzioni. Ritenendoci incapaci di modificare gli eventi, di fatto rinunciamo ad ogni possibilità di miglioramento. Come un serpente che si morde la coda,

l’impotenza appresa ci blocca in un rigido immobilismo e ci fa vivere nella rassegnazione e nel rimpianto.

Ci sentiamo demotivati, insoddisfatti, e impieghiamo molte energie per gestire le sfide del quotidiano, delle quali già ci prefiguriamo esiti negativi. Inoltre il senso di impotenza appresa ci porta a sottostimare e svalutare le nostre performance anche quando queste sono positive, impedendoci in questo modo di riconoscerci meriti e capacità.

Cosa si può fare per interrompere questo circolo vizioso?

Innanzitutto, è importante esserne consapevoli. Riconoscere che il nostro senso di inadeguatezza è stato appreso e non è frutto di una nostra insita incapacità, né tanto meno di un immutabile destino. Quel’obiettivo che non siamo stati in grado di raggiungere magari tanti anni fa, non è detto che non possa essere raggiunto ora, se riteniamo che per noi abbia ancora valore.

Una volta focalizzato l’obiettivo, osserviamolo. Quali sono gli step necessari per avvicinarci alla meta? Quali sono gli ostacoli che potremmo incontrare? In che modo possiamo superarli? Quali risorse e strategie possiamo usare? Come migliorerà la nostra vita, dopo che avremo realizzato il nostro progetto? Definiamo le azioni concrete che dobbiamo compiere. Noteremo che passo dopo passo, ad ogni piccola azione, ad ogni microbiettivo raggiunto, il nostro senso di impotenza tenderà a diminuire, mentre aumenterà quello che invece è il nostro senso di autoefficacia.

Prendiamo nota dei nostri successi, per quanto piccoli e insignificanti possano sembrarci. Quali competenze, e qualità siamo riusciti a mettere in campo per raggiungerli?

E’ altresì importante cercare di creare le migliori condizioni possibili che possono favorirci nel nostro percorso. Se, per ipotesi, decidiamo di iscriverci all’Università dopo avervi rinunciato anni fa perché pensavamo di non esserne capaci, potremmo pensare di individuare un luogo piacevole e tranquillo dove studiare ritagliandoci momenti in cui avremo cura di non farci disturbare, cureremo il nostro stile di vita in modo da avere l’energia necessaria da dedicare alla preparazione degli esami, ecc.

Inoltre, così come abbiamo visto che si può apprendere l’impotenza attraverso le esperienze altrui, possiamo pensare di muoverci nel senso opposto, cercando modelli positivi cui ispirarci. Per tornare all’esempio, potremmo cercare storie e testimonianze di chi è riuscito a laurearsi pur iscrivendosi in un secondo momento.

In ultimo è fondamentale cercare di non identificarsi con l’esito di una performance. Sbagliare è umano. Molte delle straordinarie invenzioni che hanno segnato l’evoluzione della storia dell’uomo sono state costellate da errori e insuccessi, ed è stato proprio grazie ad essi che è stato possibile ottimizzarle. Gli errori possono insegnarci tanto e possono aiutarci ad intraprendere la giusta strada, a patto che non commettiamo l’errore più grande che è quello di ritenere di essere noi stessi ad essere sbagliati.

 

Vuoi approfondire?

Seligman M.  Maier S. F. (1976), Learned helplessness: Theory and evidence, Journal of Experimental Psychology.