imbarazzo

L’imbarazzo, la peperonata delle emozioni

Mi ha fatto molto sorridere la massima dello scrittore Jonathan Safran Foer presente nel suo romanzo “Eccomi”.

“L’imbarazzo è la peperonata delle emozioni. Si ripresenta sempre.”

Sono certa che ad ognuno di noi sia capitato più volte di provare imbarazzo. Per capire di cosa si tratta proviamo a calarci in uno scenario plausibile: ci troviamo ad un party e magari abbiamo perso di vista il nostro accompagnatore, o semplicemente non ne abbiamo uno. Magari il padrone di casa è impegnato con altri ospiti e improvvisamente ci ritroviamo soli. Sovente quello che ci accade è il guardarci intorno alla ricerca di qualcosa da fare, in attesa che si presenti l’occasione per intrattenere qualche piacevole conversazione.

L’attesa, la mancanza di obiettivi immediati e il sentirsi momentaneamente soli ci procura un certo disagio e quindi c’è chi si serve qualcosa da bere, chi si mette a scrutare il cellulare e chi si apparta per fumarsi una sigaretta, oppure c’è chi fa tutte queste cose insieme. Cosa ci sta succedendo?

Il non saperci collocare in questa nuova situazione ci sta provocando un po’ di imbarazzo e quindi cerchiamo delle scappatoie.

L’imbarazzo (così come la vergogna che è una emozione più duratura, intensa e complessa) a differenza delle emozioni primarie è un sentimento che compare in un secondo momento nella nostra crescita evolutiva (si stima attorno al secondo anno di età) e questo perché prevede una componente sociale alla quale applichiamo specifici valori e norme di comportamento. Per questa ragione l’imbarazzo si potrebbe definire un’emozione sociale ed è tipicamente legato alla condotta e all’ “etichetta”.

Esso si nutre di percezioni, ovvero come mi percepisco e come penso che gli altri mi percepiscano in una determinata e specifica situazione, in quel “fare” o “non fare” / “apparire” o “non apparire” che conosciamo bene.

Quando l’immagine che ho di me stesso, o che vorrei trasmettere, viene messa in crisi perché non ottengo il riconoscimento che mi aspetto, ecco che mi sento in imbarazzo.

Ma anche l’imbarazzo è una emozione che, se ascoltata, ci racconta tanto di noi. Innanzitutto suggerisce ciò a cui diamo valore e importanza in un contesto sociale, e ci rivela ciò a cui desideriamo conformarci per sentirci parte di un gruppo. Nel caso specifico, tornando a quel party, possiamo immaginare che quel ritrovarsi soli, in un contesto in cui ci si aspetterebbe socialmente un certo tipo di partecipazione e di presenza, ci abbia messo nella condizione di sentirci fastidiosamente  fuori luogo, se non addirittura inferiori rispetto agli altri. E qui entra in gioco la tendenza a fare paragoni e ad auto giudicarsi; iniziamo a sentire quella vocina interiore che di tanto in tanto alimenta la nostra insicurezza elencandoci tutte le nostre presunte mancanze: “Non sono abbastanza interessante. Mi stanno guardando, chissà cosa pensano? Sembrano tutti più attraenti, intelligenti e simpatici di me.”

Ora proviamo a immaginare la stessa situazione. In che modo possiamo superare l’imbarazzo e goderci la serata?

Innanzitutto occorre modificare quel nostro chiacchiericcio autogiudicante con qualcosa di più funzionale

Cosa mi rende interessante? Quali risorse e qualità personali, che magari ho già utilizzato con successo in altri contesti, posso mettere in campo per cambiare questa situazione? Cosa ho da offrire?

Inoltre non dimentichiamo che un eccellente antidoto contro l’imbarazzo è l’autoironia. Per restare nell’esempio, pensate a quanto risulterebbe simpatico e divertente se decideste di unirvi a una conversazione esordendo con un <<mi hanno lasciato solo come un cane, vi dispiace se mi unisco a voi?>>. Proviamo a ripensarci bambini, quando ci trovavamo al parco e con estrema naturalezza riuscivamo a inserirci nei giochi già avviati dai nostri coetanei.

Ogni situazione, per quanto possa farci sentire fuori luogo e in imbarazzo, può tramutarsi in un parco giochi a patto che riusciamo a vederla con gli occhi privi di giudizio e di aspettative che avevamo da piccoli.