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I 4 CAVALIERI DELL’APOCALISSE DI COPPIA

Secondo il Dr. John Gottman, professore emerito dell’Università di Washington, che per decenni ha condotto rigorose ricerche nel campo dei rapporti di coppia, ci sono quattro fattori che rappresentano una concreta minaccia per la relazione e che, in un’elevata percentuale di casi, conducono alla rottura.

Gottman li chiama i “Quattro cavalieri dell’apocalisse”.

1) La critica.

Le critiche non circostanziate, incentrate prevalentemente su comportamenti, divergenze di opinioni o di gusti, vengono elargite con maggior frequenza rispetto agli apprezzamenti.

La difficoltà ad accettare il partner nella sua diversità e la facilità con la quale si scivola nel giudizio, inducono nel partner un senso di insicurezza e il bisogno di difendersi dalle accuse, prima giustificandosi e poi contrattaccando.

Un esempio classico: “Sei sempre in ritardo per la cena! Sei un menefreghista ingrato!” il partner sentendosi svalutato presumibilmente reagirà svalutando a sua volta la compagna: “Ho avuto un contrattempo! Ma ti pare? uno lavora tutto il giorno e poi a casa si deve anche sorbire tutta questa sceneggiata? E poi parli di cena, la chiami cena questa?”

Chiaramente in un rapporto di coppia c’è spazio anche per la critica, a patto che questa sia circostanziata, costruttiva: “Ho notato che spesso rientri a casa tardi, questo mi fa stare in apprensione, inoltre per me è davvero importante poter condividere la cena con te perché non ci vediamo tutto il giorno e mi piacerebbe passare un momento di leggerezza e serenità con te. Come possiamo fare per gestire questo problema?”

Il messaggio veicolato è nettamente diverso, apre la comunicazione, nessuno si sente messo all’angolo e induce il partner a proporre possibili soluzioni.

2)Il disprezzo.

Il disprezzo è il più subdolo e forse il più pericoloso dei fattori che possono condurre alla fine di un rapporto. Durante uno studio durato 4 anni, Gottman ha rilevato che micro-espressioni facciali di disprezzo, anche in coppie apparentemente felici, predicevano l’imminenza della separazione.

Il disprezzo è una delle emozioni basilari, ed è connessa ad un senso di superiorità nei confronti del partner. A differenza della rabbia, che manifesta comunque una volontà di contatto e di comunicazione, il disprezzo genera una distanza incolmabile tra i partner.

Se c’è disprezzo, significa che è venuto meno il rispetto, l’altro è percepito come “inferiore” e non meritevole di considerazione. Il disprezzo, nella comunicazione, si manifesta con pungente sarcasmo volto a sminuire la dignità dell’altro, un esempio può essere : “Sei tanto carina, non potevo aspettarvi che tu fossi anche intelligente”.

Il disprezzo emerge quando si ha la presunzione di conoscere perfettamente l’altro, il partner non ha più segreti quindi non è possibile aspettarsi nulla di più e quello che c’è appare insufficiente. L’unico modo per ridimensionare questa emozione è abbandonare questa presunzione e ricercare la possibilità di lasciarsi ancora stupire dal partner.

3) La difesa preventiva.

Esperienze relazionali pregresse e negative possono indurci ad assumere un atteggiamento di difesa preventiva. Stiamo in uno stato di allerta costante, temiamo che il partner possa attaccarci e farci male in qualsiasi momento quindi, nel dubbio, giochiamo d’anticipo e contrattacchiamo anche se non ve n’è alcuna ragione.

Ci muoviamo sulla china del pregiudizio e della proiezione, spesso non consapevoli del fatto che questo atteggiamento svilisce profondamente l’altro e incrina irrimediabilmente la solidità del rapporto.

Un esempio: “ Ti vedo distratto, mi sembra proprio che tu non abbia voglia di stare qui con me. Potevi anche dirmelo, avrei evitato di metterti in questa situazione di disagio e avrei continuato ad occuparmi delle mie cose”.

Un modo più efficace per gestire una situazione di questo tipo potrebbe essere, banalmente, chiedere senza dare nulla per scontato : “Ho l’impressione che tu sia distratto, forse c’è qualche problema che ti turba?”

4) Il muro.

Un membro della coppia è emotivamente distante quindi i partner non si confrontano più, evitano di affrontare i problemi e scelgono di gestire o addirittura reprimere emozioni e pensieri in solitudine, piuttosto che condividerli perché “tanto non serve a nulla”.

Alla frustrazione di un confronto preferiscono il silenzio, un silenzio denso di vane aspettative, delusioni e bisogni non esplicitati. Questa nube di insoddisfazione aleggia sul rapporto autoalimentandosi, in attesa della classica goccia che farà traboccare il vaso e decreterà la fine della relazione.

L’unica soluzione possibile è abbattere il muro. Se ci si sente inibiti o sfiduciati, occorre parlare di queste sensazioni e insieme cercare una soluzione.