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Essere connesso o non essere connesso? Questo è il problema

Oggi è successa una cosa straordinaria. Stamattina, quando sono uscita di casa, ho realizzato di aver dimenticato il cellulare. Ero ancora sul pianerottolo, avrei potuto rientrare per recuperarlo, ma ho preferito non farlo. Ovviamente mi era già capitato di dimenticare il telefonino, ma quando me ne accorgevo era troppo tardi e subentravano l’ansia e la frustrazione del “l’avrò lasciato sul comodino o sul tavolino del bar? E se me l’hanno rubato? E se qualcuno mi cerca? E se capita un’emergenza?”

In buona sostanza mi sentivo di non avere più il controllo degli eventi, mi sentivo come se fossi tagliata fuori, forzatamente ferma a un pit stop mentre le auto in corsa, gli altri, sfrecciavano senza sosta nel circuito virtuale, in una rassicurante e perenne interconnessione.

Oggi, invece, ho scelto di assecondare la possibilità che mi è stata offerta. Ho scelto di disconnettermi dalla rete. Ho messo da parte il senso di colpa per non essere reperibile e la presunzione di avere il controllo sui possibili accadimenti. Ho rinunciato all’ancora di salvezza per i momenti di noia e alla possibilità di condividere cose in tempo reale, perché non sia mai non ne resti traccia…e sì, anche perché è gratificante ottenere consenso attraverso i famigerati like.

Ho fatto un respiro e mi sono tuffata nel mondo, quello reale, in completa libertà.

Le moderne tecnologie costituiscono uno strumento utilissimo e, in alcuni ambiti, fondamentale. Ci consentono di abbattere barriere legate all’accesso ai contenuti culturali, in pochi secondi ne abbiamo a disposizione una quantità impressionante. Ci permettono di guadagnare tempo; ormai basta avere una connessione per fare quasi tutto a distanza, in una manciata di minuti: pagare bollette, ordinare la spesa, organizzare un viaggio. Anche i confini si sono ridotti. Come è noto oggi, cosa impensabile sino ad una manciata di anni fa, è possibile vedere e comunicare in tempo reale con qualcuno che vive dall’altra parte del mondo.

Quello che mi sono chiesta, stamattina, è come viene impiegato tutto questo tempo guadagnato. Cosa resta al posto del confine ormai abbattuto? Non è che si crea un vuoto che non siamo più capaci di gestire e che andiamo a compensare con lo stesso strumento che dovrebbe liberarci dai vincoli spazio temporali?

E’ frequente incontrare persone che, anche nei luoghi pubblici e talvolta in compagnia, non riescono a resistere all’impulso di connettersi. Persone che non riescono a spezzare il vincolo tra ciò che stanno vivendo, nella realtà fisica, e ciò che accade in quella virtuale. Quasi fosse un bisogno di deframmentare ogni singolo momento perché non ci siano attimi di vuoto.

Cosa succederebbe se ci dessimo la possibilità di ascoltarlo quel vuoto? Cosa ci racconterebbe di noi? Quali bisogni autentici emergerebbero? Di quali sorprese ci accorgeremmo se spostassimo la nostra attenzione su quello che ci accade attorno? Forse se impiegassimo il tempo guadagnato per essere più presenti, scopriremmo che in realtà quel vuoto è già denso di molte cose e, soprattutto, che abbiamo il potere di riempirlo con ciò che riteniamo essere buono e nutriente per noi stessi. In quest’ottica, allora, le moderne tecnologie acquisirebbero una ancora maggiore utilità e contribuirebbero al raggiungimento di una migliore qualità della vita.

Ti propongo un semplice esercizio di presenza:

Ritagliati dieci minuti da dedicare a te stesso. Questi sono i tuoi dieci minuti di presenza.  Spegni il cellulare e, se è possibile, lascialo a casa.

Esci, se è possibile, senza una meta precisa e comincia a camminare.

Poni attenzione a tutto ciò che ti colpisce, che attira la tua curiosità, e accogli ciò che ti suscita. Potrebbe essere un uccellino che raccoglie rametti per il suo nido, il profumo di pane che proviene da un forno, oppure la forma strana di una nuvola. Ascoltati.

Come ti stai sentendo in questo stato di presenza? Non vedi l’ora che passino questi minuti, o vorresti che fossero molti di più? Ti senti libero o stretto nella morsa della noia? In questo caso, come puoi trarre il meglio, per te, da questi dieci minuti?

Buona presenza a tutti