carezza

Carezze

A tutti noi è capitato di ricevere un complimento o un sorriso che ci ha fatto sentire apprezzati. In altre occasioni una critica, magari un giudizio sul nostro operato, ci ha suscitato emozioni spiacevoli. In ogni caso, che si sia trattato di un contatto positivo o negativo, ci siamo sentiti al centro di un’attenzione e quindi visti e riconosciuti. Quello che abbiamo sperimentato, secondo l’approccio A.T. (Berne-Steiner) è una carezza.

Per carezza si intende “un’unità di riconoscimento” sociale, uno stimolo fondamentale per lo sviluppo dell’individuo.

Il bisogno di essere toccati e riconosciuti non si esaurisce con l’infanzia ma ci accompagna per tutta la vita. In età adulta siamo propensi a sostituire simbolicamente la carezza, intesa come contatto fisico, con altre manifestazioni di interesse e forme di attenzione.

Ogni carezza che elargiamo o riceviamo, veicola un messaggio. Una carezza positiva, come “E’ stato bello incontrarti” veicola il messaggio “Tu sei ok”, al contrario una carezza negativa come “Mi hai proprio deluso” ci trasmette un “Tu non sei ok”.

Può accadere che, in assenza di carezze positive, si accettino o addirittura si ricerchino quelle negative, nonostante il messaggio veicolato ci faccia soffrire. Questo perché, pur di appagare la nostra fame di stimoli e di riconoscimento, preferiamo accontentarci di una carezza qualsiasi, alla sua assenza. Meglio non essere ok, che non essere affatto.

Se siamo stati abituati a ricevere più carezze negative rispetto a quelle positive, e quindi a sentirci riconosciuti solo attraverso di esse, è probabile che svilupperemo la tendenza a svalutare quelle positive e a dare maggior valore a quelle negative. Un complimento potrebbe farci sentire a disagio, in imbarazzo, e potremmo addirittura pensare che la persona che ce lo sta facendo non sia del tutto sincera e abbia secondi fini.

Steiner nel suo articolo “The stroke economy” individua le cinque regole restrittive che ci vengono insegnate sin da bambini e che abbiamo interiorizzato. Queste regole definiscono la nostra economia delle carezze, un’economia limitata e limitante.

1- Non dare carezze quando ne hai da dare. Non è opportuno fare troppi complimenti, chissà poi la gente cosa pensa.

2- Non chiedere carezze quando ne senti il bisogno. Non sono autentiche, le carezze te le devi meritare! Verrai considerato “debole”!

3- Non rifiutare carezze, anche se non le vuoi. E’ da maleducati rifiutare una carezza positiva anche se non ti piace la persona che te la fa…e quelle negative si vede che te le sei meritate!

4- Non accettare carezze, anche se le vuoi. Non credere alle persone che ti fanno complimenti, chissà cosa si aspettano in cambio, e poi se sicuro di meritarli?

5- Non darti carezze. Questa è forse la regola più dannosa. Ci hanno insegnato che non sta bene vantarsi, che è da presuntuosi riconoscersi qualcosa e che dobbiamo essere modesti…non sia mai che ci montiamo la testa!

E’ fondamentale comprendere che le carezze sono disponibili in quantità illimitata, che possiamo chiederne se ne sentiamo il bisogno, offrirne se desideriamo farlo, rifiutarle se non ci piacciono e soprattutto che abbiamo il diritto di concedercele. Possiamo accarezzarci come farebbe un genitore amorevole, auto-riconoscerci i nostri meriti, le nostre qualità e possiamo prenderci cura delle nostre fragilità.

“Spesso sottostimiamo il potere di una carezza, un sorriso, una parole gentile, un orecchio attento, un complimento onesto, o il più piccolo gesto d’attenzione, i quali tutti hanno il potenziale di cambiare una vita”

Leo Buscaglia